Cistectomia radicale

Cistectomia radicale: intervento chirurgico per il tumore della vescica

La cistectomia radicale consiste nell’asportazione completa della vescica e degli organi limitrofi (a seconda che il paziente sia uomo o donna) con contestuale realizzazione di una derivazione urinaria. Si tratta di un intervento complesso che richiede un attento lavoro di equipe sia per l’esecuzione della procedura chirurgica sia per la gestione postoperatoria del paziente.

Presso l’Urologia dell’Ospedale Sant’Anna di Como eseguiamo ogni anno oltre 50 interventi di cistectomia radicale sia con tecnica robotica con sistema Da Vinci Xi, sia con tecnica a cielo aperto. La scelta dell’approccio dipende dallo specifico caso clinico, dalle condizioni generali del paziente e dalle caratteristiche della malattia vescicale.

Indicazioni alla cistectomia radicale

La cistectomia radicale è il trattamento di riferimento nei casi di neoplasie vescicali muscolo-infiltranti, ovvero che infiltrano il muscolo detrusore della vescica. Sono candidabili all’intervento anche pazienti che non rispondono alle instillazioni endovescicali con BCG, ovvero che sviluppano una recidiva di tumore vescicale (specialmente di alto grado) durante o poco tempo dopo le instillazioni.

Come si svolge l’intervento

L’intervento viene eseguito in anestesia generale e ha una durata variabile in base alla complessità chirurgica e al tipo di derivazione urinaria che viene eseguita (mediamente 3-4 ore). Bisogna prima di tutto differenziare tra uomo e donna:

  • Cistectomia nell’uomo: l’intervento nell’uomo prevede l’asportazione della vescica, della prostata, delle vescicole seminali e dei linfonodi iliaco-otturatori.
  • Cistectomia nella donna: l’intervento nella donna prevede l’asportazione della vescica, dell’utero, delle tube uterine, delle ovaie, di parte della vagina e dei linfonodi iliaco-otturatori

Una volta rimossa la vescica, l’urina proveniente dai reni deve essere veicolata verso l’esterno attraverso la realizzazione di una derivazione urinaria. Le principali derivazioni urinarie comunemente realizzate sono:

  • ureterocutaneostomia: i due ureteri, provenienti dai due reni, vengono abboccati direttamente alla cute, uno a destra e uno a sinistra oppure entrambi dallo stesso lato. Il paziente avrà quindi uno o due sacchetti in cui si raccoglie continuamente l’urina. Si tratta di una derivazione urinaria non continente poichè l’urina fluisce continuamente nel sacchetto che, una volta piano, va svuotato. All’interno degli ureteri viene lasciato un tubicino di protezione che va sostituito mensilmente in ambulatorio mediante una manovra molto semplice e veloce
  • ureteroileocutaneostomia: i due ureteri vengono collegati a un tratto di intestino di circa 20 cm che viene isolato dal tubo digerente (l’intestino viene contestualmente ricanalizzato in modo tale che il paziente non abbia bisogno di una stomia per le feci); il tratto di intestino viene quindi abboccato alla cute. In questo caso il paziente avrà un solo sacchetto per la raccolta delle urine, senza tubicini di protezione negli ureteri. Si tratta di una derivazione urinaria non continente poichè l’urina fluisce continuamente nel sacchetto che, una volta piano, va svuotato
  • neovescica: si isola un tratto di intestino dal tubo digerente (che viene contestualmente ricanalizzato) per la costruzione di un serbatoio che funzionerà da nuova vescica. I due ureteri vengono collegati al serbatoio, che a sua volta viene collegato all’uretra, permettendo al paziente di urinare attraverso la via naturale. In questo caso il paziente non avrà un sacchetto per la raccolte dell’urina e si parla dunque di derivazione urinaria continente. La gestione della neovescica implica una serie di controlli dello svuotamento del nuovo serbatoio e, in molti casi, l’esecuzione per un periodo di tempo variabile di autocateterismi.

Dopo l’intervento: decorso e recupero

  • Degenza: variabile in base al recupero del paziente (in media 7 giorni)
  • Riposo fisico per circa 1 mese, poi ritorno alle normali attività quotidiane

Possibili rischi della cistectomia radicale

La cistectomia radicale è un trattamento invasivo che può causare varie complicanze, tra cui:

  • infezione urinaria e febbre
  • sanguinamento
  • formazione di linfoceli
  • linfedema agli arti inferiori
  • ileo meccanico (in caso di derivazione urinaria con isolamento di un tratto di intestino)
  • ileo paralitico con difficoltà alla ripresa della canalizzazione intestinale

Per questo motivo è importante che l’intervento venga eseguito in centri ad alto volume chirurgico.

Cistectomia a Como: quando prenotare una visita

Se sei affetto da neoplasia vescicale e cerchi un urologo/andrologo per un intervento di cistectomia radicale, contatta il Dr. Davide Perri per programmare una visita urologica/andrologica.

È possibile fissare un appuntamento per la visita specialistica presso:

FAQ Cistectomia

Nella maggior parte dei casi l’intervento è curativo.

Dopo l’intervento è necessario eseguire regolari controlli per diagnosticare possibili recidive a livello dell’alta via urinaria (reni e ureteri).

I pazienti che decidono di non sottoporsi all’intervento possono andare incontro a crescita della malattia vescicale con possibile comparsa di macroematuria e progressiva anemizzazione, condizione che può portare al decesso. La malattia vescicale può inoltre estendersi al di fuori della vescica, infiltrando le strutture della pelvi e formando metastasi in altri distretti dell’organismo.

Dott. Davide Perri: Urologo e Dirigente Medico con esperienza, vincitore del Premio Massimino D’Armiento 2022, esperto in diagnosi e terapia urologica, revisore per il “World Journal of Urology”.

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Davide Perri Urologo e Andrologo | +39 3200875001 | perridavide.urologo@gmail.com | artwork by LIUKdesign